Aristotele, il Principe Miskyn, il Vento del Nord

Sto nuotando.

Nuotare all’alba è un’esperienza catartica, rimette tutto nella giusta dimensione. Mentre nuoto è come mentre corro, non penso a niente, le idee si fanno circolari, scivolano sul muscolo che sto usando per fare la bracciata, si annidano nell’incavo della scapola, si concentrano sulla bellezza dell’affondo della mano nell’acqua, si perdono nella spuma bianca che ne deriva, si incagliano sul dolore al polpaccio sinistro, sul ritmo affannoso del respiro, su un traguardo lontano… oggi invece penso. Ma questa è un’altra storia.. una volta ho letto in un libro che il Buddismo ha come principio base il nulla – è un pensiero che sfugge alla mente, il nulla come l’infinito è un concetto irraggiungibile. Esiste eppure non può essere pensato. In più il nulla ha per il buddismo un valore positivo, mentre il centro del positivismo occidentale è basato sull’annullamento del nulla, ossia – * – = + Dunes in Las Palmas

L’occidente teme il nulla più di qualunque altra cosa: l’ Occidente è IO + INFINITO. Nuotare è la cosa che più si avvicina al nulla. Al non essere. Il fuori non c’è più, c’è solo questo liquido placentare che ti avvolge, ti inghiotte, c’è l’azzurro del fondale, … Una boccata d’aria e cinque bracciate sott’acqua, oggi vorrei smettere di esistere ma non ci riesco, mi si arrovellano pensieri circolari intorno a quante cose uno vorrebbe andassero in una certa direzione e invece vanno in un’ altra. Se soltanto riuscissimo per un attimo a smettere di correre.. non si può. Smettere di correre per noi è smettere di esistere. Essere è Fare è Avere. Una rivisitazione di un sillogismo Aristotelico. E si vive in questa costante ricerca di qualcosa di meglio.. mi preoccupano questi pensieri acquatici, come mi preoccupa il fatto che non scrivo quasi più, che I libri non mi appassionano più come una volta. Non li sento più respirarmi dentro e non ho più quella maniacale urgenza di chiamarne l’autore per ringraziarlo di quello che ha prodotto, della bellezza di ogni singola parola.

Insomma è questo che si chiama “maturità”? Smettere di vivere ogni emozione come se fosse definitiva, eterna, unica e cominciare a convincersi che la vita non è altro che questa cosa regolare, banale, fatta di lavoro-spesa-casa-cena-piatti-cosedafare… cose da fare.. cose da fare… perchè? Per chi? Mi preoccupo, da quando comincio ad avere bisogni che non ho mai avuto prima: un aspirapolvere. Le cornici per i quadri. E pensare al lavoro come ad una cosa “da fare”, una cosa che è lì per comprarmi quell’aspirapolvere. Una paca sulle spalle e smettere di pensare. Si può vivere la vita come se ogni momento fosse l’ultimo, come se ogni riga letta fosse l’ultima? Si può non perdere mai tempo? – c’è un bellissimo passo dell’Idiota di Dostoevsky in cui il Principe Myskin racconta di aver incontrato un uomo sul punto di essere condannato a morte, e che questi gli aveva detto che se solo avesse potuto non morire avrebbe vissuto facendo di ciascun momento un attimo eterno. L’uomo era poi stato graziato e il Principe l’aveva incontrato alcuni anni dopo e gli aveva chiesto se davvero fosse riuscito a vivere in una maniera tanto saggia e questi gli aveva risposto che no, non ci era riuscito.. aveva sprecato tanti momenti e tanti ancora ne avrebbe sprecati. Forse è destino di tutti dimenticare che stiamo per morire, forse è destino non riuscire ad ottenere il meglio da quello che abbiamo, incapaci come siamo di appezzare il nulla totale, la bellezza di ogni singolo momento, le cose infinitamente piccole e quelle infinitamente grandi.
Surrealismo
Se avessi un altro lavoro mi lamenterei di non avere questo, se avessi una casa più grande mi lamenterei di non averne una più piccola, se avessi un ragazzo mi lamenterei di non essere single, se leggessi più libri mi lamenterei di non suonare abbastanza, se avessi un gatto femmina ne vorrei uno maschio, se viaggiassi… no, se viaggiassi starei viaggiando, e basta.
Forse sta per soffiare il vento del Nord.

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